lunedì 23 maggio 2016

0 ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO: UN VIAGGIO NEL TEMPO FORSE NON NECESSARIO [RECENSIONE]



La Disney negli ultimi anni sta perpetrando una nuova linea per i suoi classici, ovvero riproporli (a volte con un diverso punto di vista) in versione live-action, con attori in carne ed ossa (e molta CGI). In quest'ottica si colloca Alice Attraverso lo Specchio, in uscita il 25 Maggio 2016.

Sequel del tanto criticato Alice in Wonderland di Tim Burton, questo nuovo - e ultimo si spera, data anche una battuta della new entry Sacha Baron Cohen alla fine - capitolo ispirato ai due romanzi dedicati ad Alice e al suo Sottomondo si dimostra non solo un seguito fondamentalmente inutile, ma privo di significato.

Grazie al fatto che, nonostante il cambio di regia affidata a James Bobin (I Muppet), il cast al completo fosse tornato (compreso il compianto Alan Rickman, a cui il film è dedicato poiché sua ultima performance nelle vesti, o meglio nella voce, del Brucaliffo), il sequel dava un po' d'ispirazione. Essendo poi già Alice in Wonderland un seguito della storia raccontata nel cartoon e in parte ispirato da quell'Alice Through The Looking Glass di Lewis Carroll, c'era un ragionevole beneficio del dubbio da concedere alla pellicola. Non ultimo in questo senso il trailer, che mostrava all'inizio la fuga di Alice da un manicomio, di chiara ispirazione televisiva alla serie Once Upon a Time in Wonderland, che tanto ha donato al grande e piccolo schermo fiabesco negli ultimi anni (vedi il "Evil isn't born it's made" che ha portato all'altrettanto criticato Maleficent).

La recensione prosegue dopo il "Continua a leggere..."

Nonostante quindi tutti questi indizi che facevano ben sperare in un film che potesse proseguire gli intenti metaforici e visivi di Tim Burton, e nonostante gli evidenti limiti del suo Alice, questo Attraverso lo Specchio li disattende tutti e soprattutto fornisce una visione puramente disneyana, nel senso meno positivo del termine.

Questo poiché la Disney ci ha oramai abituati a film, animati o live-action che siano, che abbiano uno o più sottotesti, una rilettura delle stesse fiabe di cui si diceva sopra oppure una lettura del mondo odierno o antico e dei suoi problemi e difficoltà (si pensi al recente Zootropolis). Nonostante la critica non li abbia appoggiati, anzi li abbia distrutti, Maleficent rispondeva bene al primo intento e Alice in Wonderland al secondo, con la difesa del femminismo e la rilettura più dark della favola di Carroll (un esempio, le teste usate come fossato dalla Regina Rossa). Questo sequel invece è il nulla: la trama ha uno sviluppo profondamente lineare, una vera e propria fiaba della buonanotte con morale, vittoria dei buoni e redenzione dei cattivi alla fine. Non ci sono scossoni, sorprese, colpi di scena - cosa tra l'altro paradossale rispetto al cartoon totalmente nonsense. Viene ripreso il sottotesto del femminismo come critica alla società vittoriana ma più come eco lontano per ricordarci del primo film che per un'effettiva inerenza e utilità alla trama.


Tornano tutti, si diceva, compreso Johnny Depp che da oramai qualche anno ha perso la sua "moltezza" (non il personaggio, proprio l'attore, passato da abile caratterista a caricatura di se stesso). Anche il suo Cappellaio Matto però l'ha perduta ed è da qui che prende avvio la storia di Alice Attraverso lo Specchio: sarà compito dell'eroina (Mia Wasikowska) ritrovarla, viaggiando nel tempo e ricostruendo i pezzi del puzzle per riportare tutto e tutti al proprio posto, o meglio sottosopra.

Ed è proprio il Tempo la grande new entry del film, col volto (e gli ingranaggi) del già citato Sacha Baron Cohen, assieme al padre del Cappellaio (Rhys Ifans). Ed è sempre il Tempo ad essere l'altra unica chiave di lettura presente nel film, tra giochi di parole che lasciano il tempo che trovano e rapporto fra ciò che inesorabilmente toglie e ciò che troppo spesso dimentichiamo concede.

Un merito del film va però sicuramente all'aspetto visivo, totalmente disneyano, con alcune trovate davvero efficaci, anche se forse un po' si rimpiange la costruzione burtoniana gotica elle scenografie. Quindi nonostante i buoni intenti tanto da parte del cast tecnico e artistico quanto di noi spettatori, ci sentiamo di dire "Buon viaggi-a-mai-più-vederci Alice".


- Federico Vascotto

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