mercoledì 13 aprile 2016

0 IL LIBRO DELLA GIUNGLA: LA LEGGE DELLA GIUNGLA VS LA LEGGE DEGLI UMANI [RECENSIONE]


Tra i sempre più frequenti live action che la Disney sta portando avanti negli ultimi anni per una sorta di "nuova era di storytelling disneyano" Il Libro della Giungla è probabilmente quello che, di primo acchito, aveva maggiore ragion d'essere.

Non tanto perché adattamento prima dell'omonimo romanzo di Rudyard Kipling e poi del cartoon datato 1967 di Wolfgang Reitherman, ma proprio perché l'ambientazione selvaggia e i protagonisti animaleschi si prestavano più di tutti ad una versione "in carne ed ossa". In realtà non è granché presente quest'ultimo elemento, dato che il giovanissimo debuttante - aggiungiamo azzeccato e perfettamente in parte - Neel Sethi è l'unico attore reale sulla scena. A fargli da contorno una giungla visivamente maestosa e accattivante interamente realizzata in CGI.

La recensione prosegue dopo il "Continua a leggere..."


Quest'aspetto visivo - complice anche un 3D che per una volta non è una mera appendice - possiamo dire che è pienamente riuscito, alcune scelte narrative forse un po' meno. Ci sono delle differenze con il cartoon Disney, compreso l'epilogo che dà una lettura diversa della vicenda di Mowgli e del suo posto nella giungla (e nel mondo). Il regista Jon Favreau è riuscito però nel proprio intento di fare un film per adulti, non tanto e non solo per bambini, una storia di sopravvivenza, con un'angolazione dark e maggiormente matura rispetto alla versione animata. Il ritmo infatti, salvo alcuni punti morti "di passaggio", è quello di un film d'azione, in cui sono incasellati vari climax, frutto dell'esperienza cinematografica di Favreau, e questo è un bene per la pellicola, che scorre senza mai dimenticare la morale disneyana di fondo.

Una morale che forse qui può risultare leggermente fastidiosa per lo spettatore, dato l'aspetto maggiormente maturo del film, ma che sottende un bel messaggio, un po' come ha fatto Zootropolis: la convivenza di razze diverse e, soprattutto, spesso in conflitto istintivo. Gli animali decidono, in periodo di siccità, di fare una "tregua dell'acqua", una fonte dove tutti possono andare ad abbeverarsi. Dovremo imparare anche noi esseri umani da loro? C'è un che di epico nell'avventura di Mowgli, che dovrebbe tornare "a casa" ma forse scoprirà che "casa" non è necessariamente il posto dove si è nati. Non sono solo l'emozionante colonna sonora, la fotografia che gioca coi chiaroscuri e la regia che porta "dentro la storia" a rendere perfettamente questo tono epico, potremmo dire ancestrale; ma anche alcune scelte narrative, come il passaggio degli elefanti, momento assolutamente esilarante nel cartoon e qui agli antipodi momento solenne e di profondo rispetto verso di essi per averla creata, la giungla.


E' proprio questo lo snodo centrale del film, l'"eterno ritorno" nel corso della narrazione: la cosiddetta Legge della Giungla, che fa vivere o soccombere a seconda del rispetto o meno delle regole di mutuo accordo degli animali, o ancor meglio del branco di lupi in cui Mowgli è cresciuto.

Non è riuscito a bucare lo schermo il carattere di alcuni personaggi, come quello del serpente Kaa, emblema dell'ambiguità e della seduzione a metà strada fra bene e male - cosa che paradossalmente nel film d'animazione era passata - mentre qui appare quasi il villain di turno assieme alla tigre Shere Khan, divenuta maggiormente vendicativa rispetto al cartoon, grazie anche ad un intreccio con la storia del piccolo protagonista. Vincente invece l'idea di mantenere il momento musicale de "Lo stretto indispensabile", perché diviene parte integrante della narrazione funzionale a far vedere allo spettatore lo scorrere del tempo e non una parentesi a sé stante; sicuramente fuoriluogo e non riuscito invece quello "jazz" di King Louie.

Grandi nomi quelli italiani scelti per doppiare gli animali della storia: Toni Servillo, Giovanna Mezzogiorno e Violante Placido, pur avendo una voce molto adatta al doppiaggio, non sembrano trovarsi perfettamente a loro agio in questo ruolo, mentre il carattere "bonaccione" di Neri Marcorè e Giancarlo Magalli pare averli aiutati maggiormente a dare colore e carattere ai propri personaggi attraverso la voce.

Il Libro della Giungla di Jon Favreau (al cinema dal 14 Aprile 2016) è in definitiva un grande racconto epico d'avventura, che punta al cuore del "cucciolo d'uomo" dentro ognuno di noi.



- Federico Vascotto

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