lunedì 1 febbraio 2016

0 ZOOTROPOLIS: 5 MOTIVI PER VEDERE IL FILM DALLA CONFERENZA STAMPA


Zootropolis, il nuovo film Disney presentato oggi a Roma in anteprima, ha visto presenti i registi Byron Howard e Rich Moore e il produttore Clark Spencer, assieme alle voci italiane del film, Massimo Lopez, Frank Matano, Teresa Mannino, Paolo Ruffini e Diego Abatantuono.

Un corollario in realtà, e questo è il primo dei 5 motivi per cui questo film merita di essere visto al cinema dal 18 Febbraio 2016, come emerso dalla doppia conferenza stampa. I doppiatori professionisti restano le voci dei protagonisti principali della storia: i cinque fin qui nominati, assieme a Nicola Savino e Leo Gullotta che non potevano essere presenti, restano delle special guest. La Disney ha capito l'importanza dei grandi nomi per variare e per il richiamo sul pubblico, senza dimenticare però chi questo mestiere lo fa da anni e ne conosce i tempi, anche comici, per la miglior riuscita della versione nostrana della pellicola.



Gli altri quattro motivi dopo il "Continua a leggere..."


Il secondo motivo è da ricercare nella modernità di Zootropolis, che dà quel tocco di originalità all'impianto classico - con morale di fondo e finale - dei film Disney, che sono divenuti maestri ma forse canonici nell'animare animali antropomorfi. Ed è proprio qui il connubio vincente a detta degli stessi Howard e Moore: realizzare un film senza tempo, che abbia il sapore dei classici come Robin Hood e Il Re Leone, che vanno ad incontrare gli elementi del nostro quotidiano umano contemporaneo: questi animali abitanti di Zootropolis vanno al lavoro e parlano al cellulare (la carota al posto della mela della Apple ne è un esempio lampante). "La motorizzazione americana è molto lenta e quindi, una volta avuta l'idea di rappresentarla attraverso i bradipi, la scena si è scritta da sola. Mi sa che anche in Italia capite la lentezza della burocrazia" scherzano i due registi. Tanto più che la scena è usata attualmente come trailer del film:



Sicuramente accattivante è il mix di generi usato per raccontare questa storia di maturazione: c'è il poliziesco col caso da risolvere motore della vicenda, a cui registi e produttori si sono ispirati. Da classici del noir come Chinatown, L.A. Confidential, La fiamma del peccato e Il terzo uomo ai cop movies degli Anni '80 in cui protagonista era una coppia improbabile ma alla fine efficace di poliziotti (proprio come accade in Zootropolis), come Beverly Hills Cop, Arma Letale e 48 Ore. Senza dimenticare Basil l'investigatopo ovviamente. Howard, Moore e Spencer sono consapevoli che questo sarà il primo film poliziesco che molti bambini vedranno nella loro vita, e questo ha spinto tutto il team produttivo a impegnarsi ancora di più al fine di ottenere un risultato degno.


In questi tempi difficili, con allarmi terrorismo all'ordine del giorno, la risposta della violenza e delle incomprensioni mondiali potrebbe essere proprio nei cartoni, come dice Ruffini. Zootropolis (Zootopia nell'originale) è una città costruita basandosi su realtà diverse, pur venendo da un team di produzione americano. Questo anche per omaggiarne gli 800 lavoratori di diverse nazionalità ed etnie: c'è quindi un po' di sapore orientale di Shangai, Hong Kong e Tokyo, di atmosfera europea di Barcellona, Roma e Parigi, ma ci sono anche i distretti e i quartieri come a New York: lì Brooklyn e Bronx, qui Tundra Town, Piazza Savana e Foresta Pluviale. Come riconosciuto tanto dai giornalisti presenti quanto dai due registi, la città rappresentata ha i suoi lati positivi e negativi, proprio come ogni metropoli, non esiste quella perfetta. Gli spettatori ne sono introdotti attraverso gli occhi ottimisti e ingenui di Judy, la protagonista, che però affronta un percorso di maturazione durante la pellicola, non cambiando drasticamente ma divenendo una migliore versione di se stessa.


Forse è proprio questo che dovremmo fare in questi tempi difficili, perché il mondo non si può cambiare, ma si può migliorare se stessi per migliorare indirettamente quella piccola porzione di mondo che occupiamo. Questo almeno è l'augurio di Howard e Moore nel finale di Zootropolis, che non è un classico happy ending da fiaba, ma più un real ending. Eccolo quindi il quinto motivo per cui forse vale la pena vedere questo film, che viene dalle parole di Teresa Mannino, che dice che la paura è centrale in Zootropolis come nel mondo odierno e non bisogna farsi sopraffare da essa, perché porta a razzismo, incomprensioni e pregiudizi. Si tratta in fondo di una critica al sistema che utilizza questa paura per i propri scopi. A certi pregiudizi d'altronde non si scappa forse, come simpaticamente ricordato dai doppiatori guest, come i riferimenti ai mafiosi italo-americani e a scene del Padrino: in fondo però, se la Disney avesse fatto film d'animazione davvero brutti, come ha detto Abatantuono, non ci si stuferebbe di rivederli migliaia di volte, prima coi propri figli e poi coi propri nipoti.

La sinossi ufficiale del film recita: Zootropolis è una città diversa da qualsiasi altra, composta da quartieri che celebrano culture differenti. Un luogo in cui non importa se sei un gigantesco elefante o un minuscolo toporagno, perché puoi diventare qualsiasi cosa tu voglia. Al suo arrivo in città, l’agente Judy Hopps scopre che la vita di una coniglietta all’interno di un corpo di polizia dominato da animali grandi e grossi non è affatto facile. Decisa comunque a dimostrare il suo valore, Judy si lancia nella risoluzione di un caso misterioso per cui dovrà lavorare al fianco di una volpe loquace e truffaldina di nome Nick Wilde.

- Federico Vascotto

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