venerdì 12 febbraio 2016

0 LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT: RECENSIONE IN ANTEPRIMA DEL CORAGGIOSO FILM ITALIANO DI SUPEREROI


Coraggioso. Non trovo aggettivo più azzeccato per definire il misto di sensazioni che lascia Lo chiamavano Jeeg Robot una volta che partono i titoli di coda e si sente in sottofondo la sigla del celebre anime che l'ha ispirato cantata dal protagonista del film Claudio Santamaria.



La pellicola riesce a raccontare un supereroe italiano - cosa in cui forse non era riuscito del tutto Il ragazzo invisibile, un po' troppo adolescenziale e periferico - in modo adulto. Un film che, come detto in conferenza stampa dal regista Gabriele Mainetti (alla sua opera prima dopo gli applauditi corti Basette e Tiger Boy), vuole prima di tutto essere un buon lungometraggio prima di essere un buon lungometraggio di genere, capace di snocciolare visivamente le caratteristiche fumettistiche della storia.

La recensione prosegue dopo il "Continua a leggere..."

E' così che Jeeg Robot d'Acciaio non è solamente l'espediente narrativo, ma lo sfondo costante su cui si muove il protagonista Enzo, di poche parole, che sopravvive a budini alla vaniglia e porno, che è parte integrante del microcosmo criminale di Tor Bella Monaca, convinto che il suo destino sia vivere alla giornata, finché non morirà vittima di qualche "affare" andato male.

Jeeg è costantemente richiamato anche dalla protagonista femminile Alessia (l'esordiente ed ex concorrente del Grande Fratello Ilenia Pastorelli), una ragazza problematica a tratti infantile, fan sfegatata dell'anime, che si dimostra l'unica a credere nel buon cuore e nelle capacità acquisite da Enzo per fare del bene e non per continuare a sopravvivere nella criminalità.


Lo Zingaro, il villain straordinariamente interpretato da Luca Marinelli, è diverso, mordace, accattivante, tutto ciò che dovrebbe essere un cattivo dei fumetti, soprattutto contemporaneo. Un "cattivo al tempo dei social network", come l'ha definito lo stesso attore in conferenza stampa. Un cantante fallito, reduce dal successo ormai dimenticato di Buona Domenica. La colonna sonora ricercata e fatta di vecchie glorie come Anna Oxa e Loredana Bertè esprime al meglio proprio questa condizione: oggi non sei nessuno se non hai almeno 10.000 visualizzazioni su YouTube.

Un film fortemente localizzato - si parla in romanaccio tutto il tempo - nella "Hell's Kitchen de noantri". Eppure allo stesso tempo una pellicola dal respiro internazionale, proprio com'è stata Gomorra La Serie, per la crudezza e la "trasparenza" di molte scene. Non mi sento di accostarle solo per la presenza di un attore (vi lascio scoprire chi) della suddetta serie tv italiana, ma proprio per la violenza mostrata nel film, senza filtri, per fotografare una micro realtà così com'è, senza edulcorarla. Viene addirittura mostrato un trans con un ruolo fugace ma "cazzuto": non solo il villain fa sesso con lui in macchina senza tanti complimenti, ma sarà lo stesso trans a essere risolutivo in uno scontro decisivo per la storia.


Il percorso dell'eroe Enzo durante il film è una parabola che ne attraversa tutte le fasi, dimostrando l'abilità di Mainetti nel mescolare sapientemente vari generi cinematografici. Tutto merito sicuramente anche della sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti, che masticano il genere tanto quanto Mainetti. Non un cine-comic americano trasposto quindi, bensì un film italiano peculiare nel panorama attuale, di genere e non, per l'equilibrismo nell'unire tutti i suoi elementi, senza mai dimenticarne la visione d'insieme.

Lo chiamavano Jeeg Robot vi aspetta dal 25 Febbraio 2016 al cinema su distribuzione Lucky Red. Dal 20 Febbraio sarà invece disponibile il fumetto tratto dal film, con il contributo di Roberto RecchioniLeo Ortolani, Giacomo Bevilacqua e Zerocalcare. Qui un breve backstage dal film e il poster ufficiale:




- Federico Vascotto

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