mercoledì 28 ottobre 2015

0 VIEW CONFERENCE 2015: L'INTERVISTA E IL PANEL CON ALESSANDRO CARLONI PER KUNG FU PANDA 3


Sta per arrivare il Lucca Comics and Games 2015, ma abbiamo ancora qualche asso nella manica da raccontarvi su VIEW Conference 2015, l'unica manifestazione in Italia dedicata alla grafica e all'animazione digitale che si è tenuta la scorsa settimana a Torino. Noi di Comic-Soon come sapete eravamo presenti e abbiamo incontrato Alessandro Carloni, il regista di Kung Fu Panda 3, partecipando all'intervista di gruppo (la cosiddetta round table), oltre al panel che l'ha visto protagonista.

Carloni, bolognese classe 1978, è anche animatore e sceneggiatore oltre che regista. Dal 2002 lavora per la DreamWorks Animation dove ha svolto anche il ruolo di illustratore e capo scrittore, partecipando e supervisionando diversi progetti (come i due apprezzati Dragon Trainer, per i quali ha ricevuto una delle due nomination agli Annie Award, i premi dell'animazione di Hollywood). Prima del debutto registico per un lungometraggio ha co-diretto con Gabriele Pennacchioli il corto The Shark and the Piano, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.

Leggete l'intervista e il resoconto del panel dopo il "Continua a leggere..."


Kung Fu Panda 3 è il primo film che ti vede nel ruolo di regista, come descriveresti questa esperienza e quali sono, se ci sono, le principali differenze con le tue vecchie mansioni?
In realtà non è propriamente la mia prima regia, ho già lavorato come regista soltanto che il film deve ancora uscire [Me and my Shadow, Ndr]. La principale differenza è nell'enorme mole di lavoro da seguire: meeting, incontri, persone da gestire, lavoro imprevisto ecc. Un'esperienza stressante, ma anche stimolante, perché spinge tutti i membri della crew a una maggior collaborazione.

Qual è la scintilla che spinge a lavorare a dei sequel? Idee scartate nel primo capitolo, idee nuove che nascono col tempo…
Per il caso di Kung Fu Panda devo dire che è stato il successo di Po a spingerci a lavorare a dei sequel. Se la storia è bella, ma i personaggi non entrano nel cuore dello spettatore realizzarne avventure nuove sarebbe inutile. Già all'epoca del primo Kung Fu Panda mi son reso conto della bellezza e della profondità dei personaggi, il mio lavoro è stato quello dare loro dinamicità, di bilanciare i loro lati negativi e positivi per dar maggiore risalto a questi ultimi. Più che regista sono un "protettore" del cuore del personaggio. Non ho fatto il primo sequel, ma per questo terzo capitolo ho dovuto scartare idee anche molto interessanti perché andavano a minare quel che era lo spirito di Po.

Il tuo lavoro su Kung Fu Panda 3 è partito come storyboard artist per poi diventarne regista: come è avvenuto questo passaggio e come hai vissuto questo cambiamento?
Quello che è successo è che nel corso di realizzazione del film sono emerse parecchie idde, come dicevo prima, "sbagliate" che stavano portando il film in una direzione indesiderata. Questa serie di cambiamenti ha fatto sì che io, grazie anche al mio lavoro sul primo Kung Fu Panda, prendessi le redini del terzo. Non ho patito questo passaggio di ruolo, anzi, diciamo che visti i miei trascorsi con Po mi sentivo la persona ideale per preservarne la sua integrità.

Tra i vari film a cui hai lavorato possiamo trovare Sinbad - La leggenda dei sette mari, un film d'animazione in stile classico; quello che sta emergendo da questa VIEW Conference è che questo tipo di animazione è destinata a trovare sempre meno spazio. Quanto è vera per te questa affermazione e quanto ti piacerebbe realizzare un lungometraggio non in CGI? [domanda di Comic-Soon]
Mi piacerebbe davvero molto, ma sono al contempo convinto che il motivo ch ci spinge a desiderare film d'animazione tradizionali sia fondamentalmente la nostalgia. La CGI aiuta le persone a dimenticare che stanno guardando qualcosa di finto, di artefatto, mentre un disegno spesso tende a rompere la magia, specie se non animato e realizzato a dovere. Mi chiedo sempre quanto gli investitori siano disposti a credere e a puntare su questo tipo di film, visto che ad ora forse sono più una richiesta degli artisti che non del pubblico. Io stesso sto lavorando ad un lungometraggio che combina le due tecniche [il già citato Me and my Shadow] e il progetto piano piano sta andando avanti, ma non senza difficoltà. La chiave è realizzare film che piacciano a più persone possibili.

Quanto ti ha aiutato nel ruolo di regista l'essere stato anche uno storyboard artist e come si è evoluto questo ruolo nel corso degli anni?
È un ruolo che non si è mai veramente evoluto nel senso stretto del termine, molti storyboard artist utilizzano ancora carta e penna per realizzare i loro disegni… in realtà si può dire che è un ruolo che è diventato sempre più fondamentale perché, non lavorando su un set, lo storyboard è l'unico tramite che abbiamo tra le nostre idee e il successivo passaggio in CGI. Molti storyboard artist infatti hanno anche il ruolo di co-sceneggiatori proprio perché alcune scene da loro ideate diventano effettivamente parte narrativa del lungometraggio.

Come descriveresti l'esperienza di lavorare con la Cina e quale sarà il futuro di questo studio cinese?
È stata molto utile soprattutto per quanto riguarda la nostra documentazione: se per il primo Kung Fu Panda abbiamo speso molto tempo per cercare riferimenti che non tradissero lo spirito e lo stile cinese, ora per qualsiasi dubbio bastava semplicemente alzare la cornetta. Lo studio cinese è composto da gente giovane ed entusiasta di lavorare, anche a lavori magari non stimolanti quali il lip sync dei personaggi con il doppiaggio cinese. Il nostro desiderio è che questo studio possa d'ora in avanti realizzare film con il nostro stile per il mercato cinese.

Dragon Trainer nasce come una trilogia, vale lo stesso anche per Kung Fu Panda?
No. La differenza è che Dragon Trainer è una saga epica e incentrata sulla storia, mentre Kung Fu Panda sui personaggi e sui luoghi. Il pubblico è più interessato a guardare Po, come fosse un amico con cui passare del tempo indipendentemente da cosa si faccia insieme. Noi siamo i primi a divertirci moltissimo a scrivergli nuove storie. La principale spinta che abbiamo avuto per questo sequel è stata quella di far vedere Po interagire con i Panda visti al termine del secondo lungometraggio.

Come descriveresti l'esperienza di collaborare con Guillermo del Toro?
Lavorare con lui è magnifico: Guillermo è capace di vedere a cosa stai lavorando e darti consigli in base a quello che vorresti fare tu, senza importi la sua visione. Sono veramente pochi i registi in grado di farlo. Un'altra sua grande qualità è quella di riuscire a mettere tutti d'accordo durante il processo lavorativo, una sua parola riusciva a conciliare anche visioni diametralmente opposte.
Una volta, sapendo che Spielberg voleva farmi cambiare degli aspetti del film che mi piacevano molto ho chiamato Guillermo per farlo partecipare al meeting ed in effetti la cosa ha funzionato. Peccato solo che sia sempre molto impegnato e si debba chiamarlo con un mese di anticipo sulla tabella di marcia! [Ride]

Il nostro resoconto del panel con Alessandro Carloni a VIEW Conference 2015


Il panel si apre con il trailer cinese, mostrato per far vedere il lavoro di lip sync svolto dagli studi DreamWorks in Cina.

Carloni esordisce riprendendo il discorso nato durante la round table circa l'amore del pubblico nei confronti del personaggio di Po, mostrandone degli schizzi inediti della sua prima versione: un personaggio molto più "classico", spezzante e irriverente all'inizio, ma che dopo un viaggio di formazione diventa l'eroe per antonomasia. Erano loro stessi ad odiare questo character e dopo molti passaggi sono giunti alla versione che gli spettatori, ma anche i creatori, amano.

Lo stesso problema si è verificato quando si è giunti a parlare del padre del protagonista, inizialmente strafottente e in scontro con il figlio, poi diventato una versione adulta di Po, ma senza le conoscenze sulle arti marziali. Doppiato da Bryan Cranston, il regista rivela che è stato divertentissimo vedere l'Heinsenberg di Breaking Bad arrivare in sala di doppiaggio con la voglia di "fare cose stupide". A questo proposito viene mostrata una lunga scena nella sala dei cimeli del palazzo di giada, prima in storyboard, doppiato dallo stesso Carloni, poi in versione completa.

Viene presentato per la prima volta anche l'antagonista del film: Kai, doppiato da J.K. Simmons (Premio Oscar per Whiplash), un'enorme creatura simile ad un toro con il potere di risucchiare il chi dalle persone e capace di evocare un esercito di creature di giada. Il villain è protagonista di due delle scene mostrate, tra cui quella più costosa dell'intero film, un combattimento pirotecnico che porterà alla distruzione del palazzo di giada. Sarà interessante, secondo Carloni, vedere Po ergersi a maestro di arti marziali per addestrare i panda a difendersi contro questa minaccia.

Il panel si conclude con un teaser trailer di Kung Fu Panda 3 parodia di Star Wars: è stata infatti l'uscita de Il Risveglio della Forza a posticipare la data di uscita da dicembre a gennaio. Per quanto fossero all'inizio estasiati di una lotta al botteghino tra i due film, la scelta di uscire dopo è poi sembrata la più logica.

- Emanuele Emma

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