mercoledì 21 ottobre 2015

0 VIEW CONFERENCE 2015: L'INCONTRO CON MARK OSBORNE E IL SUO PICCOLO PRINCIPE


La 16^ edizione di VIEW Conference è partita alla grande con il regista, sceneggiatore e animatore Mark Osborne e la sua presentazione dedicata al suo ultimo lavoro: Il Piccolo Principe. Osborne, il cui nome completo è Mark Randalph Osborne, classe 1970, può vantare per due nomination all'Oscar: la prima nel 1999 nella categoria miglior cortometraggio d'animazione per More (assieme a Steve Kalafer) e dieci anni dopo nella categoria miglior film d'animazione per il primo Kung Fu Panda (assieme a John Stevenson). Ha inoltre vinto nel 2009 l'Annie Award, il premio che Hollywood dà ogni anno nel campo nell'animazione.

Noi di Comic-Soon eravamo presenti al keynote e alla conferenza stampa col regista, ecco cosa ci ha raccontato.

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Mark Osborne mostra gli account
Facebook, Twitter e Instagram della Volpe

Il regista racconta che ha impiegato ben 9 mesi per cercare di comprendere a fondo il libro, rendergli giustizia e, in qualche modo, di "proteggerlo"; l'ha analizzato a fondo, cercando di trovare un punto in comune per unire tutte le diverse culture a cui poteva rivolgersi, scoprendo che la chiave di volta non è nient'altro che il rapporto umano, il contatto con altre persone.

Questa sua meticolosità è stata premiata quando gli eredi di Antoine de Saint-Exupéry, dopo la visione del film l'hanno applaudito commossi, ritenendo che fosse veramente riuscito a portare su schermo il cuore e l'anima del libro.

Un aneddoto curioso riguardo la famiglia di Saint-Exupéry viene alla luce durante la conferenza stampa, dove Osborne racconta che uno dei desideri dell'autore del libro era proprio quello di girare un film per raccontare il suo malessere nei confronti del mondo nel quale viveva, e lo stesso regista vede la sua opera come la chiusura del cerchio.

Lavorare ad un adattamento viene considerata una sfida terrificante, ma con molti benefici, quali quello di avere una solida base di partenza. Aveva la pressione di dover realizzare a tutti i costi un successo e questo l'ha molto intimorito, cosi come l'essere conscio che non avrebbe potuto accontentare tutto il pubblico. Ma accontentare tutti vuole anche dire non accontentare nessuno.

Tra le sue fonti di ispirazione per la parte in stop-motion del film possiamo trovare la serie televisiva ed il film diretti Nick Park Creature Comforts, lo short movie tedesco Balance dei fratelli Wolfgang e Christoph Lauenstein.

Mark Osborne e la Volpe, uno dei
personaggi chiave del libro e del film

Visivamente però la commistione di diversi stili di narrazione (CGI e Stop Motion) ha fatto sì che ne nascesse un film veramente unico e gli è pianto il cuore quando alcune persone dopo la visione hanno detto che "ricordava molto film già visti" [ride ndr.]

Il segreto de Il Piccolo Principe, secondo Osborne, è la magia, una forza che ci invita ad entrare nella storia e ci trasporta nella nostra infanzia. Il libro, così come il film, non si rivolge necessariamente ad un pubblico infantile (è proprio lo stesso Osborne, incalzato circa il target del film a rispondere che dirige "film per esseri umani, senza distinzioni di età") e ha piani di lettura diversi in base all'età con la quale si intraprende la lettura.

Lui stesso rileggendo il libro durante i suoi studi ha riconosciuto tratti del suo "io adulto" che non gli piacevano per nulla. La speranza di Osborne è che questo film possa creare un dialogo tra i bambini e gli adulti, che i genitori si commuovano durante la visione e che possano aprirsi ai figli instaurando un dialogo tra generazioni.

Sempre a proposito del target del film, Osborne cita Hayao Miyazaki, che aveva definito il libro un "diamante" e che ne aveva rifiutato un adattamento cinematografico per timore reverenziale, e il Sol Levante come terra dove l?animazione è realmente libera da pregiudizi ed è vista come quel che è realmente: un tramite attraverso il quale raccontare storie e non meramente un prodotto infantile.

La scelta della colonna sonora è stato un periodo stressante ma pregno di soddisfazioni: lavorare a stretto contatto con Hans Zimmer come all'epoca di Kung Fu Panda è stato un toccasana e sono riusciti a ricreare, grazie anche all'aiuto della cantante Camille, delle sonorità tipicamente francesi che risultano però allo stesso tempo diverse da quanto già sentito in altri lungometraggi con la stessa fonte di ispirazione.

Mark Osborne durante la conferenza stampa
Il libro per Osborne ha un forte valore affettivo, essendogli stato regalato da quella che sarebbe stata la sua futura moglie ed è stato il suo "faro" in un momento buio della sua vita, mentre il film gli è servito per ridefinirsi come adulto: in molti dopo la visione del film gli hanno domandato se i personaggi fossero in qualche modo ispirati a membri della sua famiglia, mentre la realtà era che erano ispirati a lui e a diverse sfaccettature del suo io. Il Piccolo Principe è stato quindi terapeutico aiutandolo ad affrontare ansie della sua infanzia che ha scoperto che in qualche modo ancora lo attanagliano cercando di diventare allo stesso tempo un padre migliore.

Dovrà esserlo ancora di più ora che la sua figlia maggiore, ora 17enne, ha deciso di intraprendere la sua stessa strada lavorativa nel mondo dell'animazione cercando di aiutarla a seguire le orme di molte delle donne con cui ha lavorato nel corso degli anni.

La solitudine è uno dei temi portanti del film, la ragazzina protagonista del film, personaggio creato ad hoc perché nel libro non era presente un personaggio femminile di spicco, soffre di solitudine anche solo quando i genitori si allontanano per lavoro, da questo la scala di colori grigia e piatta del mondo in CGI che si contrappone al mondo colorato e fantasioso dell'universo in stop-motion. La solitudine è anche il cardine sul quale si fonderà il rapporto tra la bambina e l'aviatore, che è per lei una guida e un "genitore".

Nel film Osborne ha deciso volontariamente di non inserire telefoni, schermi televisivi o computer per spingere ancora di più i ragazzini di oggi al dialogo: il suo desiderio sarebbe che i giovani spettatori, una volta terminata la visione del film, corrano a parlare con il proprio nonno piuttosto che con il loro telefono ma, chiude con un velo di malinconia, "sono solo un povero pazzo sognatore".




- Emanuele Emma

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