mercoledì 15 aprile 2015

0 DAREDEVIL, I FUMETTI CHE HANNO ISPIRATO LA SERIE TV DELLA NETFLIX - [MOVIES & STRIPS]

DAREDEVIL, I FUMETTI CHE HANNO ISPIRATO LA SERIE TV - [MOVIES & STRIPS]
Con la complicità della piattaforma on demand Netflix e dello sceneggiatore Drew Goddard (alle spalle ha alcuni episodi di Buffy, Alias, Lost) pure i detrattori più incalliti dei supereroi si stanno convincendo che non si può parlare di “storie per bambini”. Non lo sono mai state, sia chiaro. Ma, ora, con la nuova serie tv Daredevil – lo scavezzacollo creato da Stan Lee e Bill Everett nel 1964, poi ribattezzato semplicemente Devil sulle pagine degli albi dell'Editoriale Corno – ciò appare palese.

Un crime cupo e spietato (come le ferite e i lividi sul corpo del protagonista) con un supereroe cieco che difende le strade di Hell's Kitchen durante la notte, mentre l'indomani continua a farlo nell'aula di un tribunale come Matthew Murdock (nella serie ha il volto di Charlie Cox).

Una doppia vita spesso in contrasto, ma che poggia sul medesimo presupposto che la legge debba proteggere i giusti dai potenti e punire i cattivi.



E Matt lo capisce già da bambino in Devil: L'Uomo Senza Paura (Frank Miller e John Romita Jr), quando una notte riflette sui pugni presi dal padre per aver reagito agli insulti di alcuni suoi compagni; comprendendo come occorra sempre vigilare sul prossimo, perché tutti possono sbagliare.

Difatti, Jack Murdock (Devil: Battlin’ Jack Murdock di Zeb Wells e Carmine Di Giandomenico) era un padre a suo modo premuroso. Un alcolizzato. Un perdente onesto. Un pugile al tramonto finito in mano alla malavita e da quest'ultima assassinato per aver mandato a monte un incontro truccato; ma, con quell'ultima vittoria sul ring, ha insegnato al figlio a non mollare.

Eppure in Devil non vive solo il desiderio di vendetta, bensì persiste una coesistenza di luce e ombra che lo strattona simultaneamente e continuamente da una parte o dall'altra. Le scelte, che compie come avvocato e giustiziere, sono la reazione alle tante tragedie (di Karen Page e delle altre fidanzate ne parleremo in un'altra occasione) subite; pertanto, la costruzione della fortezza - prigione Shadowland appare solo la più recente. Durante il Dark Reign di Norman Osborn, quando questo pluriomicida diventa capo della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e mina l'esistenza stessa delle leggi assoldando altri superpazzoidi tra le sue fila; il credo di Matt viene meno tanto da metterlo in conflitto pure con gli altri supereroi per le torture inflitte ai criminali tra le mura di Shadowland e per il suo legame con i ninja assassini della Mano.

Ma la verifica o meno del classico assunto “il fine giustifica i mezzi” non basta a descrivere la tragicità del personaggio e la sua ricerca di redenzione e speranza.

Negli ultimi due mesi su Devil e I cavalieri Marvel, la madre di Matt è ritornata protagonista di una storia che rivela il motivo per cui la donna lo ha abbandonato con Jack ed è poi entrata in convento con il nome di Suor Maggie. A spingerla non è stata un'improvvisa chiamata divina e neppure qualche minaccia extra-famigliare, piuttosto l'amore per il suo bambino che da sempre la circonda.

D'altronde, apparve la prima volta in Devil:Rinascita (Frank Miller e David Mazzucchelli) per curarlo, dopo che lo zar del crimine Kingpin, Wilson Fisk (nella serie tv interpretato da Vincent D'Onofrio), ne aveva martoriato il fisico e l'anima.

E nonostante la suora tenti di nascondergli la verità sulla sua identità, Matt la intuisce facilmente, ascoltando quell'unico sussulto irregolare del suo battito; anche se non fa nulla per contraddirla al momento.

D'altronde, per quanto febbricitante si ricorda subito della croce d'oro che pende dal suo collo e che aveva stretto anche da bambino in ospedale dopo l'incidente.

Infatti, i simboli della religione cristiana ricorrono molto spesso nelle avventure del Cornetto ma non vengono mai usati per creare un'atmosfera fine a se stessa. Così, in Devil: Il diavolo custode (il regista di Clerks e Dogma, Kevin Smith e Joe Quesada) lo vediamo fare da babysitter a un bambino – nuovo presunto salvatore del mondo – e scaricare collerico i suoi dubbi e le sue domande addosso alla madre nella sua celletta: perché Dio fa soffrire gli innocenti?

Nella stessa miniserie e in altri albi, troviamo Matt nel confessionale di una chiesa e questa situazione ricorrente diventa necessaria per parlare del suo dramma interiore fatto di rabbia e pietà, tanto da essere ripresa subito ripresa anche nel pilot.

Non lo è invece il costume giallo a cui la serie tv rinuncia, preferendo far indossare al protagonista la maschera nera ideata da John Romita Jr per le sue prime ronde notturne; come nella rissa al capannone, che viene arricchita tra l'altro da un eccellente piano sequenza.

Insomma, un eroe sicuramente non perfetto, ma fragile e perciò squisitamente umano: incredibile!

P.S. Nella serie tv di Netflix siamo decisamente lontani dall'eroe da videoclip interpretato da Ben Affleck nel 2003 di cui vi ho parlato QUI.

- Gianluca Lamendola

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