venerdì 27 febbraio 2015

0 BIRDMAN, OVVERO L'IMPREVEDIBILE VIRTU' DEL (NON) ESSERE UN SUPER EROE OGGI - RECENSIONE

BIRDMAN, OVVERO L'IMPREVEDIBILE VIRTU' DEL (NON) ESSERE UN SUPER EROE OGGI
Domenica 22 febbraio ci sono stati gli Oscar, ovvero il premio cinematografico più importante al mondo, e Comic-Soon non poteva dire la sua. Non tanto sulla cerimonia e i premi in generale - non è questo il luogo adatto - bensì sul film che ha surclassato - un po' inaspettatamente forse - tutti gli altri: Birdman. Trionfa nella categoria più importante - oltre che alla miglior regia di Alejandro González Iñárritu - per la prima volta un film su un super eroe. Forse perché non parla in realtà di un super eroe. Ci spieghiamo meglio.

Birdman racconta di Riggan Thompson (Michael Keaton), un attore non più giovanissimo che dopo una sfilza di film sul super eroe che dà il titolo al film, che gli hanno procurato fama, successo e soldi, decide di non partecipare all'ennesimo capitolo dalla saga per dimostrare agli altri - e soprattutto a se stesso e alla propria famiglia - che vale di più come attore, portando in scena un vecchio testo di Raymond Carver scritto, diretto e interpretato da lui stesso a Broadway.

Il film ha vinto - contro altri forse più meritevoli - perché è una parabola del cinema odierno, pura meta-cinematografia che deve aver mandato i critici in brodo di giuggiole. Lo è prima di tutto perché è quantomai attuale la storia di Riggan, il suo essere combattuto fra l'attore che è stato e quello che vorrebbe essere, fra il fare cine-comic magari non di spiccata originalità ma di sicuro incasso al botteghino, e il creare qualcosa di più profondo, mettendo in gioco se stessi in prima persona, con la minaccia da parte dalla più famosa critica del New York Times (Lindsay Duncan) che si verrà bocciati di sicuro.

Anche se, come sappiamo, c'è così tanta concorrenza ormai che bisogna saper mescolare sapientemente gli elementi di un film sui super eroi affinché abbia successo, poiché il pubblico è quantomai esigente e maggiormente preparato. Emblematiche le battute trasversali che percorrono tutta la pellicola facendo riferimento a questo, come il fatto che l'aver scritto, diretto e interpretato un testo non rende automaticamente competenti e capaci in questi tre campi. Si pensi alla parabola - reale - compiuta da Matthew McConaughey nel 2014 da attore di commedie romantiche ad attore impegnato prima in tv (True Detective) e poi al cinema (Dallas Buyers Club), che guarda caso gli è valso l'Oscar l'anno scorso.

Secondariamente, lo è perché Keaton è divenuto iconico - guarda un po' - proprio grazie al ruolo dell'Uomo Pipistrello nei due Batman di Tim Burton, e ora dopo anni propone una parte maggiormente impegnata e introspettiva. Il co-protagonista Edward Norton è stato Hulk nell'omonimo film del 2008, rifiutandosi poi di continuare ad interpretarlo nei successivi film del Progetto Avengers - un po' quello che fa Riggan nel film - lasciando il posto a Mark Ruffalo.

All'inizio di Birdman vengono anche citati un sacco di attori non disponibili a partecipare all'adattamento di Carver perché impegnati nei vari comic-movie, come Jeremy Renner (Occhio di Falco in Avengers) e Michael Fassbender (Magneto in X-Men). Senza dimenticare Emma Stone, interprete di Gwen nei due film dedicati al reboot di Spider-Man e qui nella parte della figlia, appena uscita dalla riabilitazione, di Riggan - tema forse non più così attuale e già affrontato in vari film che parlano del mondo dello spettacolo.

Birdman è quindi un film che fa indubbiamente riflettere ma che forse, a nostro parere, si compiace un po' troppo della propria meta-testualità, risultando troppo "celebrale" in alcuni passaggi, appesantendo la visione, e presentando un finale forse fin troppo metaforico.

- Federico Vascotto

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