venerdì 20 giugno 2014

0 INTERVISTA A FEDERICO MEMOLA, SCENEGGIATORE BONELLI, STAR COMICS E DI HARRY MOON

INTERVISTA A FEDERICO MEMOLA, SCENEGGIATORE BONELLI, STAR COMICS E DI HARRY MOON
Abbiamo avuto il piacere di incontrare Federico Memola, sceneggiatore e soggettista milanese, già al servizio della Sergio Bonelli Editore (Nathan Never, Zona X, Jonathan Steele, Martin Mystere, Legs Weaver) e della Star Comics (Rourke e ancora Jonathan Steele) nonché creatore di Harry Moon, una interessantissima serie ambientata in un futuro dominato dagli alieni, purtroppo interrotta prematuramente.

Ben trovato Federico. Vorrei iniziare parlando dei tuoi esordi. Hai esordito con Fumo di China e, subito dopo, con la rivista Intrepido. Che ricordi hai di quelle esperienze?
Molto buone, senza dubbio. E' stato il periodo in cui ho conosciuto molti di quelli che ora sono cari amici, oltre che colleghi, un momento in cui da lettore e appassionato stavo diventando "operatore del settore", scoprendo un intero mondo di cui prima conoscevo solamente la superficie... Era tutto nuovo, tutto entusiasmante e quelli che fino a quel momento erano "solo" i nomi scritti in calce ai fumetti che divoravo non solo acquisivano un volto, ma diventavano persone con cui interagivo... L'inizio di una nuova avventura è sempre il momento più entusiasmante!

L'intervista prosegue dopo il "Continua a leggere..."

Ci puoi parlare della serie Moon Police Dpt realizzata proprio per Fumo di China?
E' stata la serie d'esordio per me e Teresa Marzia nel mondo del fumetto. Già si potevano notare la mia predilezione per la fantascienza e per i personaggi femminili "forti". E' durata solo due episodi perché poi, mentre stava realizzando il terzo, Teresa è stata presa nel team di Legs e anche io stavo iniziando a lavorare in Bonelli, quindi non abbiamo più avuto tempo per mandarla avanti. In compenso, un paio di anni più tardi, l'ho modificata e trasformata nella serie "Legione Stellare", pubblicata su Zona X.

Ecco, appunto, parliamo della Sergio Bonelli Editore: nei primi anni '90 vi confluisci come redattore e sceneggiatore. Prima al servizio di Nathan Never, poi di Zona X, Legs Weaver e addirittura Martin Mystere. Un bella evoluzione, non c'è dubbio.
Oltre al talento e all'impegno, ci vuole anche un pizzico di fortuna, nella vita e, indubbiamente, io l'ho avuta. Nel senso che una volta che ho iniziato a scrivere per Nathan Never e Antonio Serra ha comunicato a Canzio e Bonelli che le mie storie andavano bene, loro hanno "approfittato" dell'occasione e mi hanno consegnato ad Alfredo Castelli perché gli facessi da assistente proprio nel periodo in cui lui stava programmando il rilancio di Zona X. E quando la testata è partita, non avendo Alfredo il tempo di seguirla, mi hanno promosso curatore. Ed era meno di un anno che lavoravo in redazione! E' stato tutto molto veloce, in effetti, tante cose ho dovuto impararle sul campo. Ma la voglia di fare e l'entusiasmo non mancavano.

Non è finita perché, poco dopo, dai vita, sempre per la Bonelli, alla serie Jonathan Steele. Come andarono le vendite alla Bonelli?
Le vendite in Bonelli andarono più che discretamente, all'inizio, ma successivamente calarono e a un certo punto si decise di chiudere (fu il periodo delle chiusure a raffica, in Bonelli: Gregory Hunter aveva già cessato le pubblicazioni e più o meno nello stesso periodo chiusero anche Legs, Nick Raider e Mister No).
Bisogna tenere presente che erano altri tempi: il primo numero di Jonathan vendette 93.000 copie, ovvero il doppio di quanto vende oggi un numero 1 di successo, ma all'epoca fu considerato un risultato solamente "abbastanza buono". E chiuse con un venduto medio di circa 23.000 copie, cifra che oggi verrebbe ritenuta accettabile anche in Bonelli.

Perché quando fu ripresa, cambiasti editore?
A quel punto fu la Star Comics a farsi avanti proponendosi di continuare a pubblicare la serie. Sergio Bonelli fu così gentile da annullare le clausola contrattuale che bloccava la serie per un anno dopo la chiusura e il numero 1 targato Star Comics si presentò al pubblico qualche mese più tardi, alla Fiera di Lucca del 2004. Così, per altri cinque anni, Jonathan Steele proseguì la sua permanenza in edicola. Se escludiamo un intervallo di pochi mesi (da Agosto a Novembre del 2004), Jonathan Steele è uscito per ben dieci anni di seguito.

La Star Comics si ritenne soddisfatta?
Non so quanto i due editori siano rimasti soddisfatti, ma di certo non è malaccio, come risultato!

Siamo giunti a Rourke, altra miniserie, sempre per la Star Comics.
Sì, era il periodo in cui le miniserie "andavano di moda" e la Star me ne commissionò una. Proposi tre o quattro idee e venne scelta quella che poi sarebbe diventata Rourke. Confesso che alla partenza presi questo lavoro senza eccessivo entusiasmo, lo considerai un "progetto su commissione", ma poi, sviluppandolo, cominciò a piacermi e anche non poco. Oggi ne sono decisamente soddisfatto e ne realizzerei un seguito più che volentieri, se ne avessi l'occasione.
Intanto Rourke è attualmente pubblicato in Inghilterra dalla DieGo Publishing e costituisce la mia prima serie tradotta all'estero.

Arriviamo a Harry Moon, personaggio che rappresenta il vero motivo per cui ti ho voluto intervistare. Io ne rimasi oltremodo affascinato. Mi sembra che alla base del progetto ci fosse un'idea molto valida, anzi, più di una: un futuro in cui gli alieni invadono la terra senza riuscirci, ottenendo soltanto il controllo di alcuni territori terrestri; un tentativo di convivenza che vede i due blocchi schierarsi in una sorta di guerra fredda, concettualmente vicinissima a quella “reale” del secolo scorso tra USA e URSS, con tanto di città divisa in due (Istanbul), così come fu per Berlino. E ancora: nanotecnologie, intelligenze artificiali, terrorismo, mafia, esecuzioni spietate e altro ancora. Wow! Veramente un bello scenario.
Beh, l'idea è di quelle semplici, ma efficaci: prendere i temi e le atmosfere della guerra fredda (periodo in cui sono nato e cresciuto) e trasporle in un futuro dove, al posto dei russi, ci sono gli alieni. Io sono sempre stato appassionato di fantascienza e di spionaggio, quindi è stato forse naturale avere un'idea che fondesse queste due passioni. E dato che in questo ho trovato un'anima gemella in Giacomo Pueroni, è stato altrettanto naturale proporre a lui di creare visivamente Harry Moon e il suo mondo. Da questo punto di vista Giacomo non è un semplice disegnatore, ma un coautore della serie a tutti gli effetti. Non solo per lo splendido lavoro grafico che ha effettuato, ma anche per le idee che a sua volta ha riversato nella serie, soprattutto a livello di ambientazione e tecnologia.

Come approdasti alla Planeta DeAgostini che decise di entrare nel mondo del fumetto italiano proprio grazie alla tua creazione?
Furono loro a contattarmi. E non fui il solo, da quel che ho sentito, anzi, in quel periodo nell'ambiente si rincorrevano voci di contatti multipli con tanti altri autori. Non so quanto fosse vero, né conosco i motivi per cui, alla fine, il mio fu il solo progetto ad andare in porto. Di certo so solo che i due progetti approvati furono Harry Moon e una serie fantasy/horror creata da Francesco Donato. Solo che quando si arrivò ai contratti, la Planeta (non molto correttamente), firmò quello per Harry e si tirò indietro per la serie di Donato. Non abbiamo mai saputo con certezza quali furono i motivi dietro questa mossa, ma abbiamo potuto capire che all'interno della casa editrice c'erano stati degli avvicendamenti al vertice e di conseguenza dei cambiamenti di piani editoriali. Comunque sia, il loro comportamento non si può certo definire esemplare e già all'epoca ci lasciò,,, Perplessi. Purtroppo gli eventi successivi hanno confermato i nostri timori.

Devo confessarti una cosa: a fronte di un soggetto che reputo validissimo e di sceneggiature molto buone, ho riscontrato una qualità del disegno veramente scarsa. Pur parteggiando per la serie, non sono riuscito a salvare un solo numero, copertine incluse, ritenendo il solo numero 2 leggermente superiore agli altri, sebbene anch'esso al disotto della sufficienza. Concordi?
Ovviamente no, altrimenti non avrei affidato gli albi ai rispettivi disegnatori. Io reputo il primo numero di Harry Moon un lavoro ottimo, a livello grafico, e Giacomo Pueroni uno dei disegnatori più sottovalutati del nostro panorama fumettistico (anche se oggi Giacomo lavora per Nathan Never). Il numero due era di Sergio Gerasi, che attualmente disegna Dylan Dog in Bonelli. E le copertine, che seguivano una mia precisa idea di grafica vicina a quella di una collana di romanzi, erano di Giuseppe Manunta, autore che oggi lavora con successo in Francia. Per dire che si tratta di gente il cui talento è stato riconosciuto e apprezzato anche da grossi editori.
Quindi, pur rispettando e accettando la tua opinione, non sono proprio d'accordo, mi spiace.

Girano due numeri “zero” della serie. Uno con copertina bianca, l'altro nera. Che differenza c'è tra i due albi? Sono entrambi della serie regolare?
No, quello con la copertina bianca è un albo di formato francese a colori uscito per la 001 nel 2007, tre anni prima. Si tratta di una sorta di "numero 0", un albo che Giacomo e io abbiamo deciso di fare per presentare il personaggio. E in effetti è stato utile: oltre a vendere più che discretamente alla Lucca del 2007, fu quell'albo che inviai alla Planeta per mostrare che tipo di serie stavamo proponendo. E' stato decisamente più efficace di una normale presentazione.

Nella quarta di copertina dell'ultimo numero (il quarto), venne pubblicizzata l'uscita di un numero successivo che invece non uscì mai. Cosa è successo?
La storia è lunga, quindi ti fornisco la versione condensata. Semplicemente, la Planeta ha gestito la serie in maniera pedestre, praticamente "suicidandola". Perché può definirsi solamente un suicidio la scelta di uscire in edicola con una tiratura e un prezzo da libreria: 10.000 copie stampate e un prezzo di copertina di 3,90€ a fronte dei 2,70€ degli albi Bonelli. Un disastro, insomma: gli albi erano irreperibili nelle edicole ed il prezzo allontanava quei pochi che avevano la fortuna di trovarli. Il tutto senza avvisare minimamente noi autori, che ci trovammo di fronte al fatto compiuto. Quando venni a sapere di questa strategia, a poche settimane dall'uscita, e feci notare che si trattava di scelte folli, mi fu risposto: "l'editore ha deciso così".
Beh, l'editore, per contratto, ha dovuto pagare a noi autori il compenso per tutti e dodici i numeri anche se, a causa delle scarse vendite, ha deciso di interrompere le uscite al quarto. Decisioni sue, soldi suoi.

Peccato che a causa sua ci siano andati di mezzo un personaggio e degli autori incolpevoli delle sventure cui erano stati mandati incontro. L'esperienza con la Planeta è stata forse la mia più grande delusione, sul lavoro: era una casa editrice coi mezzi per creare un nuovo polo editoriale che poteva offrire lavoro a molta gente e in cui, proprio con il personaggio di Harry, stavamo sperimentando un sistema di pagamento che riconosceva royalties sulle vendite anche ai disegnatori, oltre al normale compenso. E invece è andato tutto a farsi benedire solamente per l'incompetenza dell'editore.
E se sembra che questa cosa mi bruci ancora, beh è vero!

Cosa era effettivamente pronto al momento della chiusura?
Il quinto numero era già stato inviato alla casa editrice per la stampa. Dal sesto in poi, gli albi erano in lavorazione a vari stadi. Lavoravamo abbastanza con l'acqua alla gola, tanto per cambiare!

Pensi che la serie possa riprendere, magari sotto qualche altro editore?
Non lo so. Mi piacerebbe, ma non ne ho idea, al momento. Io sono sempre aperto alla possibilità, se dovesse presentarsi.

Successivamente sei approdato al Il Giornalino delle Edizioni San Paolo, con la serie Gray Logan, creata da Stefano Vietti.
Sì. Serviva qualcuno che mandasse avanti la serie di Stefano, che era troppo preso con Nathan Never per poterla seguire, e lui fece il mio nome. Ne ho scritti dodici o tredici episodi, poi la redazione mi ha chiesto una serie sempre fantasy, ma con "meno magia" e io ho proposto Roland, una storia ambientata in quella che potrebbe essere una specie di Italia rinascimentale.

Sembra che Stefano Vietti sia una presenza ricorrente, nella tua vita.
O viceversa. D'altronde siamo amici e quello del fumetto è un mondo piccolo... Sono tanti gli autori con cui ho collaborato e collaboro tuttora, di tanto in tanto.

Di cosa ti occupi al momento?
Attualmente sto ultimando il secondo volume di Jonathan Steele per Kappalab. Si intitolerà Jonathan Steele Rouge e sarà nuovamente disegnato da Joachim Tilloca.
Inoltre mando avanti la serie di Agenzia Incantesimi, disponibile gratuitamente su Internet (http://agenziaincantesimi.blogspot.it/). La realizzo unicamente per mio divertimento e anche chi si offre di disegnarne un episodio sa che non ci sono soldi di mezzo.

Poi sto lavorando anche su altri progetti, come sempre, ma nulla di cui si possa ancora parlare.

Gianluca Livi





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