lunedì 26 maggio 2014

2 [MOVIES & STRIPS] RECENSIONE: X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO


Dopo essere ritornato sui suoi passi e aver rassicurato i fan con la notizia che sarà ancora  il mutante canadese in X-Men: Apocalypse e Wolverine 3 (probabilmente basato sulla miniserie Vecchio Logan di Mark Millar), Hugh Jackman ritorna nelle sale italiane con X-Men: Giorni Di Un Futuro Passato diretto da quello stesso Bryan Singer che lo lanciò nel lontano 2000. 

La recensione dopo il continua a leggere



Il nuovo film riesce nel compito ambizioso di rendere omaggio alla precedente trilogia e al contempo gettare le basi per nuove avventure. Così, il vecchio cast vive momenti di eroismo e altri di tardiva saggezza in un cupo futuro, dove la razza mutante (e umana) è tenuta sotto scacco da dei robot noti col nome di Sentinelle.  
Ambientata a cavallo di due linee temporali, il regista utilizza il viaggio nel tempo per opporre questi X-Men alle loro controparti più giovani, creando delle sovrapposizioni molto interessanti attraverso un accostamento analogico delle situazioni. Perciò, Magneto appare distaccato quando ha il volto di (Sir) Ian McKellen, mentre sarà irrequieto e furioso quando viene interpretato da Michael Fassbender.

La storia racconta di Wolverine che viene mandato indietro nel tempo da alcuni superstiti  per evitare che Mistica (Jennifer Lawrence) uccida Bolivar Trask e che il DNA mutato della donna possa portare al perfezionamento delle Sentinelle. Per riuscire nella missione occorre l'aiuto di Xavier (James McAvoy) e di Magneto stesso che sono stati molto vicini alla ragazza in passato. Nuovamente l'acuirsi della frattura tra i protagonisti – come visto nel (quasi) reboot X-Men: L'inizio – rappresenta uno dei principali punti di forza della vicenda. 
Siamo agli inizi degli anni 70 e gli Stati Uniti sono usciti sconfitti dalla guerra sia per il numero di vite perse sia per la credibilità politica. E a specchio del declino del sogno americano nel decennio intercorso tra l'omicidio di Kennedy e il Vietnam, Charles Xavier non ha più fede nel suo sogno di una convivenza pacifica tra umani e mutanti.


Tuttavia, l'aspetto emozionale insieme a quello tecnico creano uno spunto interessante in quest'opera di raccordo, dove la paura di Xavier a diventare il Professore che guiderà gli X-Men ne è il fulcro, tanto che per la prima volta non possiede alcuna risposta. 
Al contrario, noi conosciamo ogni evento dell'Universo Cinematografico Mutante, che ha goduto sempre di una sua coerenza interna: eppure, la “morte” proprio del personaggio interpretato da Patrick Stewart nel terzo film (diretto da Brett Ratner)  diventa una grana per Singer, tanto che il regista deve chiudere entrambi gli occhi davanti a questo fattaccio e continuare a raccontare la sua storia rinunciando a fornire ogni spiegazione. Pertanto il nostro senso dell'incredulità viene messo a dura prova insieme ad altre dimenticanze, ma a questo il lettori di fumetti sono abituati ogni volta che sentono parlare di ret-con. Come è cambiato quell'avvenimento dopo la correzione invasiva apportata dagli autori alla storia del personaggio?

Tuttavia, la vicenda per quanto incentrata sui personaggi deve sottostare all'azione serrata che ne impedisce un maggiore e gradito approfondimento. Così, Peter Dinklage (Tyrion in Game of Thrones) finisce per essere chiuso nel suo ruolo, nonostante la bravura dell'attore: infatti, il suo Bolivar Trask è l'inventore delle Sentinelle e uno spietato affarista, ma – forse – da lui trapela un inespresso desiderio di accettazione a causa della sua bassa statura che ne giustifica il casting. Così, quel realismo ricercato da Singer – pure con riprese evocativamente vintage – si colloca nel mezzo di una fantascienza basata sulla sconfitta di un nemico comune per generare un fattore aggregante in un'umanità divisa. Ma il collasso definitivo non giunge mai in quanto cinecomic: la lezione del fumetto degli X-Men creato da Stan Lee e rilanciato poi da Chris Claremont viene ben seguita, tanto che il nemico – quando non è una vittima anche esso – rientra in un insieme di scelte e di preconcetti.


Un peccato non aver trovato nel film traccia della triste passerella di Kitty Pride di fronte alle lapidi dei tanti X-Men e dei Fantastici Quattro caduti in battaglia, come nell'omonimo fumetto che lo ha ispirato. Una scelta sicuramente non dovuta alla mancanza dei diritti cinematografici per i singoli personaggi (gli F4 sono sempre in mano alla Fox) quanto alla tendenza ancora di tenere il Marvel Universe diviso in tanti sotto-universi narrativi (ad esclusione delle produzioni Disney/Marvel Studios). Ma la scena extra dopo i titoli di coda rimpingua il nostro ego nerd in maniera ottimale, come ha fatto l'apparizione del divertentissimo Quicksilver durante il film.

Gianluca Lamendola

commenti

2 Risposte a "[MOVIES & STRIPS] RECENSIONE: X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO"
Anonimo ha detto...
27 maggio 2014 00:20

non è corretto dire che xavier sia morto nel terzo capitolo della saga se si considera questo finale: http://youtu.be/g5SLZTVcmC8
semmai come fa ad avere ancora il suo corpo?
di incorrettezze cronologiche ce ne sono ben altre tra i film degli x-men: nel terzo film bolivar trask era di colore e normalmente alto, mentre qui è un nano; emma frost si è vista adulta in x-men first class, ma in x-men le origini: wolverine c'è un'altra emma biondina che trasforma la sua pelle in diamante ma è sorella di volpe d'argento (?). ne cito solo alcune perchè per altre incongruenze potrebbero esserci spiegazioni in quest'ultimo film che non ho ancora visto, come bestia ancora "umano" in x-men 2 (http://youtu.be/BgjYx3i18B0) o xavier che cammina in x-men le origini: wolverine (http://youtu.be/fz6Db5KMdpQ)


gianluca lamendola ha detto...
27 maggio 2014 08:51

Infatti, "morto" l'ho messo virgolettato... anche se è solo il suo corpo a morire, ma questo mi porta a chiedere appunto su come possa essere interpretato ancora da Patrick Steward. Pensavo fosse chiaro, era solo per non dilungarmi nello spiegare cosa succedeva al personaggio, scusami. Poi, quello che dici te giustissimo ma dipende dai casting di personaggi che Ratner e Hood ritenevano a quanto pare minori anche nei film venturi. Grazie un saluto.


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