lunedì 10 marzo 2014

0 INTERVISTA A LUCA MARESCA. DISEGNATORE DI ORFANI 5 - PARTE SECONDA

seconda parte intervista luca maresca disegnatore orfani 5
Continua l'intervista a Luca Maresca, disegnatore di Orfani 5 e di John Doe. Questa volta due sole domande ma le risposte sono state lunghe ed esaurienti e hanno abbracciato molti argomenti.

Hai fatto con Roberto Recchioni, John Doe per l'Eura, poi ti sei trovato a fare con lui Orfani ma per Bonelli, sono stati due modi diversi di lavorare?
A parte che per uno strano caso, per un'evoluzione del tratto, quasi tutti quelli che facevano John Doe sono passati in Bonelli. Avete notato che l'associazione sceneggiatore, copertinista, disegnatore del primo numero è la stessa sia per Orfani che per John Doe? RecchioniCarnevale, Mammucari. Comunque sì, il modo di lavorare è stato differente perché, senza nulla voler togliere all'Eura, che è una casa editrice italiana di tutto rispetto (Aurea adesso), la Bonelli è il colosso quindi ha dei tempi di lavorazione che partono anni e anni prima per qualsiasi cosa e di conseguenza cambia anche il metodo di lavorare. 

Dopo il "Continua a leggere" il resto dell'intervista a Luca Maresca

Il tuo approccio e la cura che devi impiegare in un lavoro del genere senza dubbio deve essere centuplicata. Devi essere attento perché, credo io, è anche una sorta di rispetto verso chi compra questi fumetti. E' normale che magari chi compra John Doe si aspetti una determinata cosa, mentre chi compra un fumetto della Bonelli vuole essere rassicurato che funzioni tutto.

intervista luca maresca john doeJohn Doe è stato un fumetto anche sperimentale, quindi la sua forza era proprio quella. Poteva permettersi anche delle pagine totalmente bianche perché faceva parte della storia e andava bene così (l'ultima miniserie è sperimentazione pura NdR).

Roberto ne è soddisfatto, io ne sono soddisfatto abbastanza. In Bonelli però c'è un altro modo di lavorare, basta pensare ai tempi di lavorazione: John Doe dovevo farlo in tre mesi, ovvero due, tre pagine al giorno. E' una cosa bestiale ve l'assicuro: non esci di casa, ti lasci con la ragazza, dimagrisci, non mangi, le occhiaie, la gobba, però sono riuscito a fare tre numeri così.

Invece per Orfani puoi anche impiegare due giorni a tavola perché te lo permettono, il problema è il tuo guadagno che risulta diluito nel tempo ed è una cosa con cui devi fare i conti, se hai ad esempio un affitto da pagare.

Devi curare meglio il dettaglio, devi essere disposto a fare tutte le correzioni che ti richiedono perché ovviamente devi stare a sentire quello che ti dice lo sceneggiatore, perché lui sa bene come gestire la regia di una tavola. Una volta che te lo scrive sulla sceneggiatura devi essere in grado di saperla interpretare. Se sbagli, lui te lo fa notare e devi per forza di cosa cambiare a meno che tu non abbia delle idee migliori ma che devono  comunque essere approvate.

La mia difficoltà principale è stata proprio la lavorazione perché con John Doe avevo l'obbligo di fare tre tavole al giorno e quando fai tre tavole al giorno non stai neanche a pensare cosa stai disegnando, disegni con qualsiasi cosa ti trovi sotto mano perché devi essere veloce. Alcune tavole le ho ho disegnate in parte mentre mangiavo, in parte mentre facevo altro e poi montate con il computer e inviate.

Per fare tre tavole al giorno, il tempo è così poco che ti obbliga a dimenticarti di alcune regole, come quando facciamo un uso smodato dei messaggini che alla fine li abbreviamo tutti. Se ci sono delle regole per fare un film, il paragone è uguale, la telecamera la devi muovere in determinati modi. Se sbagli a muovere la ripresa (e nel paragone la ripresa è la vignetta intorno a un personaggio) hai un'inquadratura sbagliata. Analogamente, se sbagli a disegnare determinate cose, intendo errori anatomici, devi poi correggerli e quindi devi tornare a lavorare su tutte le cose che hai tralasciato negli anni precedenti per fare quei fumetti di corsa.

intervista luca maresca orfani 5Il lavorare di fretta può portare a imbrogliare in maniera saggia, nel senso “uso quanti più neri possibili così disegno il meno possibile” ma bisogna anche saperlo fare. Ad esempio Mike Mignola, quello di Hellboy, disegna totalmente con il contrasto bianco o nero. Ci sono molte linee di contorno, ma mai delle sfumature di grigio. Mignola è un bianco e nero pulitssimo, nettissimo. Per arrivare a quello c'è voluta preparazione, anni, studio. Chi lo fa all'inizio o ha fortuna e gli riesce particolarmente bene, oppure ha un risultano non accettabile.

Il più delle volte, però, la fretta porta a disegnare in maniera più tirata via, con meno cura nei dettagli. Se ci fate caso in Orfani ogni vignetta ha un fondo, una scenografia. Molti disegnatori per fare in fretta non la disegnano, anche perché magari viene coperta dal baloon. Così accadeva su John Doe. In Orfani non può accadere,  non deve succedere.

In Dylan Dog ci sono tante vignette dove non c'è il fondo ma lì va benissimo perché sono scelte stilistiche, si usa anche per alleggerire molto la tavola nella lettura altrimenti così diventerebbe un fumetto visivamente pesante. Su Orfani questo non si può fare perché le tavole sono colorate, quindi non si può lasciare una vignetta scontornata.


Ricollegandoci alle differenze. Su Orfani, Roberto Recchioni ha detto che c'è stato un grande lavoro di preparazione, un librone, una style guide enorme. Com'è fatta questa style guide?
Ahah, noi la chiamiamo "Bibbia" ed è un blocco di fogli di circa 200 pagine dove c'è scritto veramente di tutto, questo lavoro è durato circa quattro anni di preparazione. Quattro anni per decidere le armature, i costumi, la storia ovviamente, tutti i personaggi. Addirittura ogni personaggio doveva avere un'armatura diversa a seconda di ogni situazione in cui si trovava: nei veicoli in volo, a terra, in combattimento, ecc. Una cosa che sarebbe stata pazzesca anche per i coloristi, che avrebbero dovuto fare uno sforzo di memoria abnorme. Alla fine s'è deciso di fare un'armatura, anche se diversa, per ogni Orfano, ma sempre la stessa.

Poi ci sono le armi, ne sono state valutate moltissime e a noi è arrivata solo una scrematura. Poi gli alieni, ce ne sono alcuni che non sono mai stati utilizzati e altri utilizzati solo perché divertenti, tipo quelli a forma di pollo che mettono la testa sotto terra e si fanno esplodere.
intervista luca maresca orfani 5 mocciosa
Le astronavi anche sono state un lavoraccio enorme e poi il lavoro principale è stato quello di non evitare di copiare (perché si sapeva che alla fine si sarebbe finito a parlare di Halo e similari) ma di prendere le cose migliori, perché quando fai un fumetto del genere è normale che ti rifai a qualcosa che già c'è, perché se devi fare una cosa ex-novo gli anni di preparazione non sono più quattro ma diventano otto.

Quindi ci si è ispirati a Halo, ma Halo s'era ispirato a Starship Troopers - Fanteria dello spazio che aveva preso da un altro e così via. Le armature, però, non sono quelle di Halo, anche perché io da disegnatore mi sarei rifiutato, dato che sono strapiene di cose, fin troppo sagomate. Sarebbero state molto complicate per tutti i disegnatori. E' stato fatto un adattamento al fumetto, ma non sono le armature di Halo. Certo, le ricordano perché stiamo parlando di fantascienza bellica e Halo è fantascienza bellica, come anche Starship Troopers.

Gli alieni non so da dove vengano. Sto vedendo ora il telefilm Fringe, dove si usa l'ambra che ricorda molto gli alieni. Può essere che Roberto abbia preso da lì l'idea ma non ne sono sicuro.Trovo molto bella l'idea che gli alieni compaiono dal nulla. Comunque la scelta grafica degli alieni non ha nulla a che fare con ipotetici complotti. La città aliena è stata inventata da zero, a parte il cannone che compare nel mio numero che è preso dal film Prometheus.

La prima parte la potete trovare seguendo questo link, mentre l'intervista prosegue qua.

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