venerdì 17 gennaio 2014

0 [MOVIES & STRIPS] DAL FILM DI LANTERNA VERDE ALLA GOLDEN AGE


Laddove, il network televisivo The CW racconta le vicende di un Freccia Verde sofferto e complesso, sul grande schermo nella pausa che è intercorsa tra Il cavaliere oscuro (2008) e Il cavaliere Oscuro: Il ritorno (2012), c'è spazio per il primo film dedicato al personaggio cosmico di Lanterna Verde.

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Il regista Martin Campbell interrompe la destrutturazione del ruolo del supereroe intrapresa da Christopher Nolan, soltanto per farne sentire ancora più la mancanza per via di un'insipida messa in scena.

Ma l'idea alla base del blockbuster resta comunque valida, attingendo all'immagine più spensierata dei supereroi degli quaranta (anche se Hal Jordan sostituirà il primo lanterna verde Alan Scott, soltanto a partire dagli sessanta)

In quegli anni, anche i serial cinematografici si erano interessati alla trasposizione di elementi e personaggi tipici degli albi fumetti, in particolare Marvel Comics e DC Comics. Tuttavia, l'azione concitata e la rapidità delle  sequenze portava inevitabilmente a un'esilità narrativa a tratti ripetitiva.
Ed ecco detto il limite principale del film di Campbell, insieme a un avversario per l'eroe reso in maniera mai veramente credibile.

Parallax, in quanto personificazione della paura, non avrebbe dovuto minacciare Hal Jordan (e la galassia) esclusivamente sul piano fisico, ma avrebbe dovuto premere sui suoi incubi e sui suoi ricordi più dolorosi. L'incidente mortale del padre di Hal, durante un'esibizione aerea, viene semplicemente accennato, ma è da lì che dipende l'incapacità del ragazzo a legarsi alle persone e ai luoghi.

Al contempo, l'apparato iconografico è rispettato, a partire dallo stemma sul costume e dall'aspetto di altri personaggi chiave: Sinestro, Kilowog e i Guardiani del pianeta Oa, che sorvegliano la Batteria Centrale in cui viene incanalata tutta la volontà degli esseri senzienti per essere usata come fonte di potere dalle Lanterne Verdi.

La trama del film di Lanterna Verde

La storia comincia con lo spericolato pilota di aerei Hal Jordan (Ryan Reynolds), che perde il lavoro, dopo aver mandato in fumo un accordo tra le industrie Ferris e il governo degli Stati Uniti.

Ma, per il regista, Hal è soprattutto il primo umano reclutato dalle Lanterne Verdi, nonostante i terrestri siano una razza giovane e indisciplinata (come nei maggiori racconti di fantascienza).

Infatti, nell'universo editoriale della DC Comics, lo spazio è diviso in un numero immenso di settori e ognuno in questa polizia stellare deve proteggere quello assegnatogli, sfruttando il proprio anello.

L'unico requisito che ciascuno di loro deve mantenere consiste nel non provare mai paura, perché ciò annullerebbe i loro poteri e quei fantasiosi oggetti di energia verde che riescono a creare con la loro volontà e immaginazione.

Non a caso questo stato d'animo è contraddistinto dal giallo (lo stesso di Parallax) che, nei fumetti, ha portato inconsapevolmente i membri della squadra a credere di essere vulnerabili agli oggetti di questo colore.
Tuttavia, questi hanno una tale convinzione nella loro missione, che ce li fa percepire anche come ordine pseudo-religioso con tanto di mantra: «Nel giorno più splendente, nella notte più profonda/ nessun male sfugga alla mia ronda/ colui che nel male si perde/ si guardi dal mio potere/ la luce di Lanterna Verde»

Parole che ci rimandano a quella “scelta” iniziale fatta da ogni supereroe prima di indossare il costume e a cui accennavo nel pezzo su Arrow. Ma, ancora una volta questa riguarda la maschera e non chi la indossa, riprendendo la raffigurazione del supereroe nella Golden Age del fumetto americano, come un cavaliere fuori dal tempo: Wonder Woman è un'amazzone  proveniente dalla mitologia greca che agisce in una città moderna, Superman ha nel suo nome kriptoniano Kal – El la particella “El” che in ebraico significa “Dio” e veglia sulla Terra.

Una distanza che la casa editrice colmò sul finire degli anni sessanta rendendo i suoi eroi più umani e che sicuramente un eventuale reboot di Lanterna Verde cercherà di ripetere nel modo ad esso più consono: diventando cinema.

D'accordo, nel film di Campbell, Hal fugge inizialmente dalle sue responsabilità per poi abbracciarle quando ad essere minacciati sono la sua ragazza e il suo pianeta. Tuttavia, la “scelta” non è personale, ma viene incentivata sempre da un pericolo o da Altro. In questo caso ad affidargli il compito è stato l'anello di un super alieno, che riesce a vedere qualcosa di speciale nel ragazzo al di là delle apparenze e al quale Hal non può che adattarsi.

Difatti, la parola più (ab)usata del film rimane “figata” insieme ai suoi tanti sinonimi, perché a prevalere è un sense of wonder esaltato dalla CGI, ma senza radici e che si disperde dopo appena due ore. Quando si dice – ahimè –  i “fumetti sono cose da ragazzi”...

Gianluca Lamendola

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