lunedì 18 novembre 2013

0 [COMICSCOPIO] L'INVERNO DI DIEGO DI ROBERTO BALDAZZINI - RECENSIONE


Per la rubrica Comicscopio, questa volta abbiamo per voi una recensione di L'inverno di Diego - Le quattro stagioni della Resistenza, prova d'autore di Roberto Baldazzini edita da The Box, nuova etichetta di Graphic Novel Coconino/Fandango.

DESCRIZIONE


L'inverno di Diego - le quattro stagioni della Resistenza
Roberto Baldazzini
Brossurato, b/n, 96 pagine, 18 Euro
The Box Edizioni



Inverno 1943. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’Italia ha dichiarato guerra alla Germania, nasce la Repubblica sociale di Salò e scoppia la guerra civile. Nel frattempo, il giovane Diego Varruti deve scegliere da che parte stare: se combattere a fianco dei nazisti insieme al padre gerarca
fascista, oppure battersi con Luisa e i suoi compagni partigiani per una nuova Italia, libera e democratica.
Ambientato nell’Appenino modenese, dove nel biennio 1943-45 avvennero molti fatti storici citati in questo racconto, L’inverno di Diego ha nel paesaggio un grande protagonista: un vero e proprio atto d’amore dell’autore nei confronti della sua terra natale, dei suoi personaggi, e delle storie che l’hanno attraversato. La precisa ricostruzione storica completa il cast di questa grande storia d’amore e di formazione durante la Resistenza partigiana, facendo rivivere una della pagine più drammatiche della Seconda guerra mondiale attraverso lo scontro generazionale padre-figlio, ancora oggi fonte di discussione.
In appendice, un saggio di Claudio Silingardi dell’Istituto storico di Modena sulla nascita delle formazioni partigiane e la conseguente guerra civile in Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

La recensione dopo il continua a leggere


RECENSIONE

Baldazzini è un autore con un'etichetta, il suo nome è un marchio grafico, un po' come Manara e le sue donnine. Baldazzini è, nell'immaginario erotico della nona arte, l'autore di Beba e di tante sensuali ragazze pneumatiche dalle forme di burro, i capelli metallici  e i capezzoli nerissimi. Il suo tratto netto aveva i suoi estimatori anche prima dell'esordio su Blue nel 1995, del resto la prima storia a fumetti risale al 1982, su Orient Express, e il suo portfolio di clienti pubblicitari annoverava già Erg, Ferrovie dello Stato, Axe e Philips, mentre riviste come Vanity, Lei e Marieclaire ospitavano le sue illustrazioni. Ma è sulla compianta rivista della Coniglio Editore (e nei lavori successivi) che l'influenza della linea chiara francese si sposa in modo indissolubile al fetiscismo più spinto, regalandoci eroine porno-chic dal fascino indimenticabile.
E d'improvviso, inaspettata, una vena autoriale storiografica ci consegna questo strano volume. Una storia breve, semplice, di nemmeno un centinaio di pagine, in cui viene raccontato al lettore un frammento di Resistenza. La presentazione dei personaggi è netta, senza possibilità di redenzione, quasi ingenua, e individua nei fascisti la summa dell'abiezione morale. L'introduzione alle vicende è rapida, didascalica come un libro di Storia, così come il resto della narrazione è basata su un meccanismo di azione-reazione lineare. Quindi, a questo punto, che cosa rende diverso questo volume? 




L'inverno di Diego ospita una riflessione sulla violenza - e sulla banalità del male - sottile quanto la paglia dei cani di Peckinpah. C'è un momento, un istante bastardo:  una sequenza di tortura in cui il segno chirurgico di Baldazzini si produce in una trasfigurazione dei corpi, nello sfregio di visi e carni, con un impatto sconvolgente, perché inaspettato; come se d'improvviso il registro cambiasse e l'autore ci sbattesse in faccia la sua rabbia sorda, la stessa che trasuda dall'impotenza vissuta da (e attraverso) i  protagonisti, con un erotismo (in)volontario che rende ancora più dolorosa e insopportabile ogni singola vignetta, perché il contrasto tra il Baldazzini classico e quello storico dell'Inverno di Diego genera immagini mostruose (nel senso di straordinarietà del termine). Per questa manciata di pagine, all'interno di una cornice molto più ampia del semplice volume, ma che abbraccia tutta la produzione del disegnatore modenese, vale la pena di leggere quest'albo.
Per non poter più dimenticare.

- Valentino Sergi

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